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J-honKEY - Dottrina Mista D'Ottimista (2006)
Ritornello
Ormai perlustro troppo bene, il tuo destino umanità,
sai pregusto con un piede clandestino l’aldilà,
al di là di ciò e di tutto so cosa succederà,
che un piede soprattutto sulla terra rimarrà,
muovendo con costrutto in cerca di umanità,
smuovendo chi distrutto cerca la felicità.
Ormai perlustro troppo bene, il tuo destino umanità,
sai pregusto con un piede clandestino l’aldilà,
al di là di ciò e di tutto so cosa succederà,
che un piede soprattutto sulla terra rimarrà,
muovendo con costrutto in cerca di umanità,
smuovendo chi distrutto cerca la felicità.

C’è chi mi definisce, un eterno pessimista,
allora si invaghisce, del mio esterno e conquista,
per lucro l’involucro vestito a lutto che depista,
perlustro e lui vagisce, neonato ottimista,
simulacro d’apprendista, svanisce
e lustro reagisce, coltiva alacre per ore,
ogni acro che dal sacro dista,
più d’un litro di sudore dall’acre odore,
le arche che il Signore ci manda in aiuto,
quand’anche il nostro cuore rimanga incompiuto,
rendono il dolore meno acuto,
tendono al colore meno cupo,
anche se un uomo nerboruto,
tratta un minore a nerbo e sputo,
l’astratta realtà è attratta da un morbo espunto,
sulla tratta per l’aldilà dove assorbo ad ogni punto,
ogni appunto nelle mire della mente
di chi osserva e conserva,
ogni spunto per fuggire dalla gente
ormai serva della Belva!
Ritornello
Ormai perlustro troppo bene, il tuo destino umanità,
sai pregusto con un piede clandestino l’aldilà,
al di là di ciò e di tutto so cosa succederà,
che un piede soprattutto sulla terra rimarrà,
muovendo con costrutto in cerca di umanità,
smuovendo chi distrutto cerca la felicità.

Troppe empie canne, su colpe e tempie ma,
coppe ampie spanne, pel golpe d’empietà,
compie giri nel mio scanner, mondo privo di pietà,
me lo prendo sulle spalle, prima o poi mi empirà,
di paura per le falle, d’empirica velleità.
Ti cerco o verità in ogni relazione,
principio d’azione e reazione in ogni redazione,
io principio la delezione in geni con moli di fardelli,
da principio l’erezione d’ingegni e solidi castelli,
non esperto d’elezione, d’ingenui soliti modelli,
della casuale deiezione, d’ingenti ignobili ritornelli,
ho di certo prelazione, per contingenti di moduli belli,
la causale prefazione, a menti contundenti nubili, coltelli,
per male e perdizione, spenti in nervosi noduli e martelli,
con normale dilazione, perdenti riflessi inabili allo spelling,
informale predizione: i denti stessi sono labili e imbelli.
Con ideale predilezione, per differenti nobili scalpelli,
scavo in continuazione scenari immobili,
in cerca d’oboli, d’uomini in megalopoli,
perché serva di lezione a bellici cervelli semi-mobili,
vado sempre alla ricerca di strobili,
semi mobili ma antidiluviani,
attuali e fertili, mantici strani,
senza ali ai vertici, manici e mani,
bruciano come ogni faggeta,
ad ogni parola proferita,
la pineta millenaria
non è semplice profeta,
eterno maestro di vita,
da esegeta respiro aria
complice e concreta,
pulita, la mia preferita,
il pianeta vegeta e non evolve come Vegeta,
ignora chi sana ogni ferita in attesa della meta.
Ritornello
Ormai perlustro troppo bene, il tuo destino umanità,
sai pregusto con un piede clandestino l’aldilà,
al di là di ciò e di tutto so cosa succederà,
che un piede soprattutto sulla terra rimarrà,
muovendo con costrutto in cerca di umanità,
smuovendo chi distrutto cerca la felicità.

Ti prego mio Signore, dammi forza e coraggio,
mi piego al tuo candore, semplifico il linguaggio,
ti spiego il mio timore, in un mondo selvaggio,
annego al mio timone, rischio il linciaggio,
ma tu saggio pilone guidi il mio viaggio,
aspro come un limone, sono solo di passaggio,
assaggio il tuo amore e provo ad imitarti,
chi prova a limitarti ad uno tra i tanti,
non trova queste parti o arti interessanti,
ma pregarti, rinnova la mia fede,
non nuova a certe imprese,
palese il cambio di stile,
dal paese del monile letterario,
passo ad asso-luta sobrietà,
le spese demoniache che inventario,
cedono il passo,
sia compiuta la tua volontà,
la bontà prevalga, chi prevarica non salga,
con voce calma e testo diretto,
non mi diletto ma ti prego nel letto,
so che capiresti anche il testo più complesso,
d’altronde mi hai letto nell’anima,
che ha fronde dall’aspetto di lamina,
di una tanica di desideri, una tunica con pesi veri,
all’altezza delle spalle, diventano più leggeri,
se mi aiuti a rinsaldarle, combatto con coraggio,
ingiustizie se posso cambiarle, vorrei esser saggio,
e capire quando ciarle o azioni sono inutili,
senza i tuoi aiuti e gli utili, che ne derivano,
che le mie emozioni vivano
di speranza e siano come inni,
anche se non ti assomiglio
come Khomeini a Connery,
tu non mi tolleri, mi ami!!!
Mi chiami figlio ed io bisbiglio:
“ J, sei grasso ed hai tutto,
perché vedi chi è distrutto e chiedi strutto?” [e chiedi strutto…]
Ritornello
Ormai perlustro troppo bene, il tuo destino umanità,
sai pregusto con un piede clandestino l’aldilà,
al di là di ciò e di tutto so cosa succederà,
che un piede soprattutto sulla terra rimarrà,
muovendo con costrutto in cerca di umanità,
smuovendo chi distrutto cerca la felicitàààààà......