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Mazzo feat. J-honKEY - Genesi Pt. I (2006)

Intro



E mi dissero di non smettere mai di pensare, di usare sempre il cervello e di girarmi dieci volte la lingua in bocca prima di parlare… Qui con J-honKEY, quando iniziò a girarmi in testa quel suono, che veniva da lontano, e piano piano, poco a poco, la genesi… cominciò…



È il sacro testo che m’insegna che ha creato le galassie,
che ha spinto lui la Terra a ruotare attorno al suo asse,
ha creato la natura e poi come se non bastasse
ha messo l’uomo a suddividerla in ogni sua sottoclasse.



Il fulgido esempio di persone a me care,
turgido ed enfio bastone cui ammiccare,
sa ammaccare i dubbi che possono sorgere,
abbacchiare indubbi rei che vogliono insorgere,
albe chiare su cupi nei li volgono a porgere,
alla forbice aculei che astutamente
di norma si rivolgono a pungere,
labbra morbide a cui lei, la mente,
dà forma ridente se ad ungere,
son orbi che, non vedono chi si incunei ad urgere,
idee fobiche, la vera causa della vera peste, che sa fungere,
da ospite in ostriche, da perla ed orbite cui aggiungere,
occhi che, la sera a casa nella mera veste, di sollievo ad ulcere,
meravigliereste con preghiere non adultere,
adulte e fedeli spose non di fedi imposte con smunte multe,
ma di una fede in mani tese, composte, compunte e giunte,
non disgiunte dal pensiero già sognato
di un sentiero già segnato, con punte, ma congiunte
ad un cammino veritiero e appassionato,
spero mai rassegnato ad idee presunte,
se con lunghe unghie adunche mi ci aggrappassi senza cognizione,
se non giungessi al dunque e aggravassi ogni azione,
se cedessi a qualunque intimazione od intimidazione,
distruggerei qua il bunker, l’intima azione di formazione.



Ho gli occhi stanchi ed arrossati sopra tutti i miei libri,
ne ho letti tanti e sono ancora all’inizio e non sono i primi
che leggo perciò ci metto l’impegno per fare meglio
che riesco per poi riuscire a curare chi sta soffrendo.
Ma nella mia indole il demonio ha scavato delle fistole
piccole che non guariscono con un paio di pillole.
Eh già! Perché mi guardano come avessi una sindrome
e disprezzano chi come me non ha creduto alla sindone.
La mia è una malattia dell’amore tipo sifilide,
pepite d’odio una miriade in cerchio nella mia iride.
Vogliono fermare la ricerca e vederla che fa la ruggine,
danno l’allerta con precetti più vecchi di una testuggine.
E sono io assieme a chi come me spreme meningi,
lontano dagli atei dell’ultim’ora del Codice da Vinci.
Premo contro le tempie degli immuni alle parabole,
chi sceglie di vedere i sacri testi come favole.
Ma nella compagine le pagine non mettono un argine.
Nella mia mente le idee, nella loro una voragine. [ooooohhhhhh!]
E anche noi con le corna e la coda siamo a sua immagine
e abbiamo la mente sorda a ogni loro stupidaggine,
loro indietro di secoli e noi lanciati verso l’apice.
È l’ignoranza di chi porta il saio e non il camice,
non c’è sangue ma un feto abortito dentro al mio calice,
e mentre cerco soluzioni, loro piangenti come un salice,
sono patetici, non vogliono usare le staminali,
poi mettono cosmetici testati torturando animali,
danno il disprezzo della copula e quando una donna ovula
parlano di embrioni e non sanno cos’è una morula.
Sanciscono presenza di vita al concepimento,
pur non sapendo che sta succedendo dentro a quel grembo.
Sensibilizzano facendo vedere neonati in culla,
sparano critiche e precetti che si basan sul nulla.
Loro sono la mia nemesi per questo canto la genesi,
io per pulirmi la coscienza fra’ faccio la plasmaferesi.
Non li odio, ma li rendo soggetti al mio turpiloquio,
mentre ascolto la vita fuggire col mio stetoscopio.



Studio la vita, non studio la morte!
La paura fallita del buio della sorte,
è ormai svanita, la medicina apre porte,
ma ambita e forte addita senza farsi additare,
quando critica e sacrifica è la vita ad abdicare,
ad abitare grotteschi grembi che sono empi scempi,
navi con teschi su bandiere d’altri tempi,
ignavi danteschi che sì prendono posizione,
ma sospinti dai venti e su vite di altre persone,
aborro l’aborto ed il veliero con a bordo,
un peso morto e lordo non l’abbordo, è un colabrodo,
intento a negare di annegare nel suo brodo,
giusto salvare vite ma non in qualunque modo,
non a costo di altre che non siano la propria,
troppo comodo! Bravo chi si appropria
della lotta al bacillo del tetano,
ma vacillo se temo che molti non vedano,
che scienza e religione si completano,
espletano ed esplicano verità che chetano
i conflitti a condizione che mietano
con fitti dialoghi la comprensione,
tra afflitti da alberghi con pensione,
affitti e pigione inaccettabili, inaccessibili,
confitti con tensione ed inflessibili,
l’evoluzione dà possibili risposte,
a volte non passibili di revisioni imposte,
è nato prima l’uovo, gallina e uccelli più tardi,
per nulla nuovo, presente in gruppi più vegliardi,
vorrei svegliarmi, miliardi d’anni or sono,
prima dell’uomo, prima del Big Bang,
senza sbagliarmi guardare il dono,
la materia inesplosa con il suono
di uno strumento solo, non di una band,
che senza abbagliarmi sa degnarmi di God Brand,
sa spiegarmi ed insegnarmi chi sono, ‘till the end.